Serena Nannelli, Critic / Il potere del manto

Serena Nannelli, Critic / Il potere del manto

Il potere del manto: da genius loci ad anima mundi

Nel Trecento, a seguito delle numerose epidemie contagiose, prese corpo nell’iconografia l’idea che il popolo sotto il manto della Madre di Cristo avrebbe trovato un riparo inviolabile. L’immagine della Mater Misericordiae nell’arte è stata declinata in innumerevoli versioni anche nei secoli successivi e tale rifugio simbolico, in alcune opere, fu offerto anche da San Sebastiano ritratto a proteggere chi si trovasse sotto le frecce degli angeli della peste.
Ai giorni nostri hanno continuato a imperversare carestie e virus pestilenziali, ma spesso in zone geograficamente circoscritte e lontane dal cuore e dall’interesse dell’Occidente.
L’artista, però, per definizione, è un essere in profonda empatia con il Creato nella sua interezza e non stupisce che Anna Chromy, già da molti anni, abbia partorito un’opera (poi divenuta il fulcro della sua espressione artistica), che rappresenti un punto di riferimento per i popoli in pericolo.
Il Manto della Coscienza è un altare alla misericordia divina e l’offerta della speranza di salvezza per un’umanità in perenne balia di accadimenti ostili.
L’artista, conscia della necessità di andare oltre le singole religioni, attribuisce quell’antico gesto apotropaico, offrire il manto, a una figura dal valore laico e universale, restituendo così il monopolio spirituale all’essere umano.
Questa scultura nasce al contempo come scudo ai mali del mondo e come rifugio del Sé.
E’ uno spazio di redenzione e un preciso richiamo alla fratellanza sociale, un dono quindi, oggi più che mai. L’inaspettata pandemia che ha travolto e stravolto l’epoca moderna ci coglie fragili, impreparati, ma è proprio sotto quella veste archetipica firmata da Anna Chromy che la preghiera individuale diventa comunitaria.
Abbiamo avuto tanti campanelli d’allarme che ci indicassero di recare meno danno al prossimo e al pianeta, eppure abbiamo continuato a permettere a troppe cose di prendere il controllo della nostra vita. Al culmine di un atteggiamento infantile perpetrato fuori tempo massimo, è arrivato il grande Stop.
Il Manto della Coscienza, figura austera che sembra essere alla giusta distanza dal mondo, leggermente china sulla propria cava interiorità, è come una crisalide pronta a ospitare di volta in volta chi voglia andare incontro a una trasformazione. Al suo interno custodisce un tesoro, la luce fecondante della solitudine, comprensibile finora a pochi ma da qualche settimana familiare a un numero crescente di persone grazie a una quarantena che ci ha costretto a purificarci dalle sollecitazioni mondane.
Sono tanti i Manti della Coscienza che Anna Chromy ha avuto l’onore di disseminare nel globo e si trovano in luoghi pieni di significato in cui, assunta l’identità del genius loci, sono stati talvolta ribattezzati con altri nomi. Ne esiste però un esemplare, ricavato da un blocco di marmo di Carrara di 250 tonnellate, in cui confluiscono idealmente quelli siti alle diverse latitudini e longitudini.
Come i rami dell’albero della vita abbracciano la direzione che unisce la terra al cielo, così i vari manti disposti per il mondo hanno nel loro esemplare marmoreo una presenza che li unifica e li ricollega all’origine, a quel senso del sacro che è andato quasi ovunque perduto.
Ogni esemplare è un frammento dell’anima del mondo, appendice e proiezione di quel mistero ineffabile. Ognuno è un unicum, ma anche parte di un’unità primordiale cui fare ritorno. Vale per gli esseri umani e per queste sculture: rappresentano le infinite declinazioni e differenziazioni di un principio vitale unificante, l’Anima Mundi. E’ questa l’identità ultima del Manto della Coscienza nella sua monumentale versione marmorea: un assunto spirituale che, pur presente in molte mistiche, va oltre l’universo culturale, linguistico e religioso, e che ci rammenta come il mondo sia una realtà animata unitaria e tutto sia interconnesso.
Forse milioni di mascherine non basteranno, è tempo di accettare il riparo di qualcosa di eternamente Grande.

Serena Nannelli, Critic

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