Bellezza che Salva 2017-02-11T16:44:05+00:00
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Bellezza che Salva

“Quale bellezza salverà il mondo”? Questa era la domanda di Dostoevskij nel suo romanzo “L’Idiota”. La domanda è rivolta dall’ateo Ippolit al principe Myskin: “E vero, principe, che voi diceste che un giorno il mondo lo salverà la Bellezza? Signori – gridò forte a tutti – il principe afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza..Quale bellezza?” Il silenzio di Myskin – che sta accanto con infinita compassione d’amore al giovane che sta morendo a diciotto anni – vuole dire che la Bellezza che salva il mondo è l’Amore che condivide il Dolore.
La bellezza è in un certo senso l’espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza. E la bellezza di fronte alla quale “l’animo avverte una certa nobile elevazione sopra la predisposizione al piacere sensibile”. (I. Kant, Critica del Giudizio).
Bisogna parlare con un cuore carico di amore compassionevole, facendo esperienza di quella carità che dona con gioia e suscita entusiasmo; bisogna irradiare la bellezza di ciò che è vero e giusto della vita, perché solo questa bellezza rapisce veramente i cuori.
Nella sua “Lettera agli artisti” del 1999, Giovanni Paolo II esprime parole molto belle che evocano perché la società ha bisogno degli artisti:
“L’artista vive una peculiare relazione con la bellezza. L’artista rende un servizio qualificato a vantaggio del bene comune. C’è dunque un’etica, anzi una spiritualità del servizio artistico, che a suo modo contribuisce alla vita e alla rinascita di un popolo.
L’artista quando plasma un capolavoro, non soltanto chiama in vita la sua opera, ma per mezzo di essa, in un certo modo, svela la propria personalità. La società ha bisogno di artisti, come ha bisogno di padri e di madri che garantiscono la crescita delle persone e lo sviluppo della comunità. La società ha bisogno degli artisti perché ha bisogno di un supplemento di anima, ha bisogno d’ispirazione e di pace, soprattutto in questi tempi.
La capacità di scoprire, creare, irradiare qualcosa del fuoco della bellezza ha analogia con la folgorante bellezza del fuoco divino. L’arte è una ricerca, un anelito, una laboriosa trasformazione, che mette in causa l’uomo e le sue capacità per leggere ed esprimere la bellezza. Il massimo di bene, di bello, di buono è l’assoluto di Dio. L’artista ha la capacità di esprimere il visibile dell’invisibile, di consentire al mistero di farsi immagine”.

Anna Chromy Dostoevskij Bellezza che Salva

Fëdor Michajlovič Dostoevskij