Lodovico Gierut-L’Arte di Anna Chromy 2017-01-19T21:02:18+00:00
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L’Arte di Anna Chromy

Riflettevo, qualche giorno fa, sull’attività di Anna Chromy, indiscussa protagonista – pittrice e scultrice – che da anni ha uno Studio a Pietrasanta, città diventata famosa sia per il soggiorno di Michelangelo Buonarroti agli inizi del Cinquecento, sia per le fonderie, come per i laboratori artistici del marmo, per le presenze trascorse e attuali di un’infinità di creativi arrivati da ogni Continente.

Pensavo alla sua capacità di creare, cioè a dire del merito che possiede facendo “vibrare l’anima” con quell’ormai notissimo “Mantello della Coscienza”, e con altre opere non meno interessanti.

Ha puntualizzato – è giusto dirlo – il socratico “conosci te stesso” oltrepassando (ma non l’ha mai avuto!) l’egocentrismo, dominando le forme della natura, plasmandole in maniera da darne vivificazione e facendole diventare “Opere d’Arte”.

Anna Chromy è generosa, nel senso che il lettore/osservatore di ciò che fa può agevolmente occupare il suo spazio vitale.

E’ un’artista completa che lavorando con assidua serietà ha aperto, come si suol dire, i nostri cancelli, ovvero le porteche talvolta ci separano da qualcosa di oscuro: le sue sculture, infatti, alla pari dei quadri e dei disegni, chiariscono l’impellente odierna necessità, per molti, di sapere la “vera verità” (il mio è un gioco di parole, ma puntuale) convergendo l’attenzione sulla sua medesima “coscienza/conoscenza”.

Dire di lei ha comunque il significato di evidenziarne un impegno che si allinea, inevitabilmente e per propria scelta, al cosiddetto morale/sociale, giacché – citandola di nuovo, ma senza entrare perentoriamente nel merito – la sua scultura forse più famosa nel mondo, il “Mantello della Coscienza”, se da un lato propone una coscienza ritrovata, cioè pacifica, dall’altro può essere interpretata sia come l’impellente necessità di conservare a tutti i costi la Cultura e l’Arte per la tutela dell’Uomo, sia quale riflessione/pensiero sullo scorrere del tempo rappresentato dalle pieghe del mantello.

Ciascuna opera di Anna Chromy diventa, in ogni caso, un patrimonio collettivo ricchissimo di positive simbologie, quasi alla stregua di un diario per immagini in cui – forte e dolcissimo, morbido e sicuro, attuale ma concepito nella solidità della migliore tradizione – c’è il suo e il nostro viaggio.

Se la musica del pensiero non conosce distanze, come ha scritto una poetessa che ho nel cuore, fa bene all’animo e alla mente guardare personaggi del mito e della leggenda, e santi ed eroi del trascorso e dell’oggi uniti tutti nel movimento che accompagna un insieme senza torri o bandiere colorate, unito alla raggiunta volontà dell’Artista di proporre un costante fraterno collettivo amore amicale.

Il colore del verde/speranza si fonde all’oro/luce dell’interiorità; c’è poi il bianco del giorno nuovo e rinnovato, l’azzurromediterraneo e il blu oceanico, ambedue vitali, ma non manca la luna, segno planetario della fecondità e del ritmo biologico, il rosso del sacrificio, mentre la danza evoca l’armonia tra il Cielo e la Terra, oltre che la manifestazione della vita spirituale.

Ogni lavoro di Anna Chromy sostiene dunque la positività del messaggio: a prescindere da altre sue simbologie, ecco l’onda stessa che diventa pulsione quasi istintiva ma pilotata dal ragionamento, mentre c’è poi la ruota, non avulsa dalla perfezione del cerchio, a condurre la mente al rinnovo, come l’ala allo spirito e alla sublimazione del pensiero/azione.

Nel tutto è concreta la forma.

Ecco che la sua figura, quale che sia il materiale col quale la crea, va sempre ben oltre le lodi per la magnifica resa tecnica, proponendo lo slancio di un vitale atto intellettivo il quale, facendosi strada in uno spazio fisico, si significa nella cosiddetta forma espressiva.

Ogni opera è contestualmente classica e moderna, affermandosi quale nuova autonoma realtà, ma a questo punto non mi resta altro da dire se non che – oltre alla mia incondizionata stima per il suo lavoro – sono certo che sarà ancora il pubblico di ogni latitudine e longitudine ad apprezzare l’universalità della sua Arte.

Lodovico Gierut
critico d’arte e giornalista
Pietrasanta, 27 aprile 2015