Andrea Buscemi, Actor/Director Theatre, Cinema, and Television 2019-08-22T11:40:56+00:00

Andrea Buscemi, Actor/Director Theatre, Cinema, and Television

Although Pisa is no stranger to the magnificent work of sculptress Anna Chromy (one of her best pieces has been on display in the garden of the Scuola S. Anna for several years now), on the occasion of this extraordinary exhibition of her work, Pisa City Council now takes the opportunity to re-affirm its admiration and gratitude to her. There are not many artists around today that have produced work that fits so beautifully into the urban landscape of a city like Pisa, which is, after all, distinguished by its ‘classical look’ even in those parts of the town that have been reconstructed after WWII. Despite all the wounds of the past, Pisa preserves its leaning … towards the classical. Let us not forget that, at the height of her splendor, in the golden age of her history, she was seen by herself and others as the natural heir to the glory that was Rome. Notwithstanding the passing of time and the strata upon strata of urban development, Pisa still cherishes her classical soul. We live, however, in modern, not to say post-modern times, and the concept of what is “classical” undergoes paradoxical changes in rules and objectives, and attempts to explain that which, in itself, is inexplicable. So Anna Chromy conveys “classically” both contemporary concerns and eternal concepts.
She speaks to us of the quintessence of man, of his ineluctable destiny and the mystery at the core of his being. For this very reason, she employs “classical” forms because they reach beyond the contingent: she explores the deepest, most recondite aspects of the human condition, and elects to recount our fate by means of classical tropes sent out to survey and report back on a metaphysical dimension that defies form and becomes Revelation. It is difficult to resist the appeal of this new approach to “classical” proportions: an approach in which the message is no longer reassuring, harmonious or consoling. These works draw us to them not so much for the form as for the anguish they arouse in us. With her new, unsettling sculptoral vision. Anna Chromy achieves something quite amazing: she gives new birth to Beauty by undermining it, questioning it, even sabotaging it. Thanks to a strange kind of short-circuit, she goes beyond our familiar, understandable world, forging new forms and symbols in order to express that which would otherwise remain ineffable. Thus Anna Chromy spurs us on towards a deeper understanding of our destiny, which lies in ever closer ties with beauty and harmony. Such is the human condition, however, that all too often, we give up the quest and fall back into our old, blind ways. Armed with her febrile, lucid talent, she dares us to step up to the plate and risk understanding ourselves, at last. Moving between implicit criticism of the classical tradition (Art must not become just beautiful, museum-worthy artefacts: that way lies death), and the revival of a harmony of forms that will render the message understandable, Anna Chromy employs a language that is ancient and extraordinarily modern at the same time. I think we all, no doubt unconsciously, have long felt the urgent need for such an art.
And the artist, if artist he or she really is, has this duty: to become indispensable to society, because she or he is able to sound our depths and throw light on mysteries that otherwise would remain wrapped in obscurity. Scanning both the real and the unreal, the true artist brings into focus our most searing contradictions, our worthlessness and our greatness, our anguish, our dramatic human predicament, and the longing for salvation that dwells in everyone. The sublime: a goal few artists nowadays even aspire to.
So Pisa, with her extraordinary artistic history, today welcomes these works of art, which together spell out a revolutionary way of telling the story of man’s inner self, seen in a quite uncompromising, disconcerting light. Most visitors will, I trust, feel a sense of wonder and surprise, precisely the reactions that a profoundly “artistic” city like Pisa must continue to dispense to the world. These “Spiritual Archetypes” show us the way back to Beauty (and Reflection), which is also the only way out of what appears to be the current inevitable and ruinous descent into barbarism.

ANDREA BUSCEMI
Former Counselor of Culture City of Pisa
Actor/Director Theatre, Cinema, and Television

Il Comune di Pisa rende omaggio all’arte di Anna Chromy (di cui la Scuola Sant’ Anna possiede già da anni una pregevole opera collocata nei suoi giardini), consapevole che si tratta di un atto assolutamente opportuno. Non sono molti gli artisti contemporanei in circolazione le cui opere possano inserirsi armonicamente nel tessuto di una città come Pisa. Pisa è città classica, anche laddove è toccata dalla ricostruzione post bellica. E comunque l’anelito della città va storicamente verso un ideale di classicità, giacché nel suo periodo aureo si propose come la degna erede di Roma. Quell’anelito si avverte ancora, nonostante il susseguirsi delle epoche e le varie stratificazioni urbanistiche. Però viviamo anche tempi moderni (o postmoderni), e la classicità può paradossalmente cambiare regole e intenzioni: spiegare cose inspiegabili. Con la sua “classicità” Anna Chromy racconta anche qualcosa di modernissimo, e insieme eterno. Racconta la quintessenza dell’uomo, il suo inesorabile destino, il suo mistero. Perciò si avvale di forme ” classiche ” che sanno andare anche “oltre”: scava nei più reconditi segreti umani, sceglie di raccontare il nostro destino con forme classiche che si affacciano spudoratamente e sorprenderne su un mondo metafisico, che supera la forma e si fa Rivelazione. Difficile non subire il fascino di questo nuovo approccio alle proporzioni “classiche”: in questo modo il messaggio non è più rassicurante, armonico, consolatorio. Allora le opere ci attraggono non tanto per la forma ma per il moto di inquietudine che suscitano in noi. Con questa diversa e angosciante dimensione espressiva si compie una stupefacente missione: quella di far rinascere la Bellezza insidiandola, mettendola in crisi. In uno strano cortocircuito si va al di là del mondo capibile e conosciuto, forgiando forme nuove e simboli che, nella loro creazione, raccontano qualcosa di altrimenti inesprimibile. Così Anna Chromy ci stimola a capire appieno il nostro destino, che anela da sempre alla bellezza e all’armonia, ma che insieme vi rinuncia corrotta com’è dalla tragedia delle “umane cose”, e finisce per metterci in crisi. Con la febbricitante lucidità del suo talento, ci sfida, ci invita al rischio di finalmente comprenderci. Muovendosi su un doppio binario, cioè un’implicita critica alla tradizione classica (perché l’Arte non divenga museale o semplicemente estetica, e ne celebri così il funerale) e il recupero di un’armonia delle forme che sappia rendere il messaggio comprensibile, Anna Chromy sperimenta un linguaggio insieme antico e straordinariamente modernissimo. Qualcosa di cui, inconsapevolmente, già avvertivamo come un’irrinunciabile necessità. Questo il compito di un artista, quando è artista vero: rendersi irrinunciabile, perché svela a noi profondità e reconditi misteri che altrimenti mai ci sarebbero rivelati. Scandagliando il reale e l’irreale, il vero artista mette a fuoco le nostre più brucianti contraddizioni, la nostra miseria e la nostra grandezza, le nostre angosce, il dramma del nostro destino e il desiderio di salvezza che alberga in ognuno di noi. Si fa così sublime: un compito che in pochi ormai si prefiggono come mèta.
Pisa dunque, con la sua straordinaria e leggendaria storia artistica, va oggi a confrontarsi con queste opere, che alfabetizzano uno stupefacente modo di raccontare l’intima essenza dell’uomo, e una diversa e più angosciante dimensione estetica. Esse desteranno ai più la meraviglia e lo stupore che una città così profondamente “artistica” deve continuare a dare al mondo. Insieme indicando la strada di un ritorno alla Bellezza (e al Pensiero) che è l’unica strada da noi percorribile per sottrarci all’apparentemente incontrastabile imbarbarimento della nostra epoca.

ANDREA BUSCEMI
Ex Assessore alla Cultura, Comune di Pisa
Attore/Regista di Teatro, Cinema, e Televisione