Il tuo nome è il tuo destino.
Quando Anna Chromy, agli esordi della sua carriera artistica, decise di utilizzare
il nome da ragazza di sua madre come nome d’arte, sicuramente non era consapevole
dell’influsso che tale scelta avrebbe avuto sulla sua vita. Durante i successivi
20 anni in qualità di pittrice, i colori furono una guida costante
per l’artista, ma ciò prese una svolta drastica quando decise di
dedicarsi alla scultura. A quei tempi, le fonderie della sua patria artistica
Pietrasanta si attenevano scrupolosamente a quello che veniva considerato
l’unico canone ammissibile nella colorazione di un’opera in bronzo: “verde
o marrone naturali“. Di fatto, tale principio si limitava soltanto a riprendere
la convinzione degli ultimi 500 anni, secondo la quale la patina di una scultura
figurativa doveva avere lo stesso aspetto delle sculture dell’antica Grecia
o Roma.
Tuttavia, come oggi è noto, si trattava di un’idea errata sull’antichità,
derivata dal decadimento delle opere nel corso dei secoli. In realtà,
tutte le opere d’arte antiche, che fossero in marmo o in bronzo, erano
colorate, persino l’acropoli di Atene. Questa nuova cognizione ha liberato
la scultura moderna dalla sua esistenza monocroma e monotona e aperto la via
verso una nuova dimensione, cui ciascun artista ricorre dando ascolto al proprio
temperamento e ai propri concetti. Molti artisti, in particolar modo negli Stati
Uniti, si avvalgono della colorazione come patina multipla per riprodurre l’aspetto
reale nel modo più fedele possibile; altri, come Picasso, Gaugin e Marine,
la utilizzano come dimensione contemporanea della scultura, in cui colori di
ogni tipo vengono applicati in maniera espressionistica.
Anna Chromy ha scelto quest’ultimo percorso, facendo uso della stessa
tecnica a tempera che già caratterizzava i suoi dipinti. In questo modo
ha potuto ottenere sfumature di colore splendidamente delicate, simili a quelle
di Turner, che, mescolate ad una superficie levigata e trasparente, infondono
una dimensione del tutto nuova alle sue sculture in bronzo, trasformando così questo
tipo di policromia nel suo marchio di fabbrica.
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